Nutrirsi di...emozioni !?

24.04.2016 07:19

UNA CHIAVE DI LETTURA DELLE NOSTRE REAZIONI EMOTIVE

Emozioni: il nutrimento della psiche

Tutte le emozioni producono modificazioni psicologiche, energetiche e corporee: se sono positive stiamo bene, anche fisicamente. Se sono spiacevoli siamo abbattuti o in uno stato d'ansia. Tuttavia queste ultime hanno uno scopo importante, quello di avvisarci di un pericolo fisico, interpersonale o psicologico, innescando in noi reazioni difensive o elusive

di Enrico Cheli

 

Le emozioni sulle carte Memory per bambini.

Così come il corpo necessita della giusta qualità e quantità di nutrimenti (cibo, bevande e aria), anche la psiche ha bisogno dei suoi nutrimenti, che sono le emozioni e i sentimenti, in particolare quelli elevati, come gioia, entusiasmo, allegria, amore, compassione. Anche le emozioni e i sentimenti spiacevoli, quali paura, collera, tristezza, disgusto, vergogna, invidia, odio, hanno una loro utilità, ma più che nutrimenti da assumere andrebbero considerati come lampadine di allarme che ci segnalano attività, situazioni o persone per noi non adeguate o addirittura “tossiche” che dovremmo risolvere o evitare prima possibile.

Perché si ricercano le emozioni negative?
Nonostante che anche il buonsenso suggerisca di evitare le situazioni, le attività o le persone che producono in noi emozioni spiacevoli, molti individui non sono abbastanza consapevoli da ascoltare tale suggerimento e alcuni addirittura ricercano intenzionalmente emozioni di allarme, ad esempio guardando spesso film di violenza o dell’orrore, scegliendo sempre lo stesso tipo di partner che le fa soffrire o cacciandosi frequentemente nei guai, di solito lo stesso genere di guai.

 

Jack Nichilson in “Shining”. Molti continuano a guardare film horror, di paura e violenza, che alimentano ansia e stress e talvolta la nostra parte oscura.

Perché? Come è possibile che alcune persone assumano intenzionalmente nutrimenti tossici invece di quelli sani?
Le cause possono essere molteplici, ma la principale è a mio avviso la ricerca di surrogati affettivi. Quello che intendo dire è che le persone che per vari motivi non riescono a procurarsi i nutrimenti affettivo/emozionali positivi (gioia, amore, entusiasmo.), tendono a sostituirli con nutrimenti negativi, in quanto un cibo disgustoso è sempre meglio di nessun cibo, come ho meglio spiegato nel mio libro Percorsi di consapevolezza. Tali persone infatti credono (erroneamente ma con convinzione) che le emozioni positive non siano disponibili o che non siano alla loro portata, e quindi ricercano quelle negative, assai abbondanti e a “buon mercato” nella nostra società.
Come ho già detto, lo scopo delle emozioni spiacevoli non è quello di nutrirci ma anzi di avvisarci di un pericolo fisico, interpersonale o psicologico, innescando in noi reazioni difensive o elusive. Quando ci troviamo in situazioni di pericolo fisico (reale o presunto che sia) si attivano quasi istantaneamente paura o collera, che a loro volta scatenano una serie di correlati processi ormonali e fisiologici, il cui scopo è di mettere l’organismo nelle condizioni migliori per reagire con immediatezza alla fonte di pericolo, ad esempio fuggendo (paura) oppure attaccando (collera); il sistema endocrino secerne adrenalina, noradrenalina e altri ormoni che aumentano le capacità motorie: il tono muscolare aumenta; il respiro diviene più corto e accelerato; il battito cardiaco si fa più rapido e il sangue viene distolto da altre funzioni (es. la digestione) e dirottato verso l’apparato locomotore.

Emozioni croniche
Se una persona si trova spesso in stati emozionali di paura, rabbia, tristezza, frustrazione, tali stati tendono a cronicizzarsi. Una emozione si dice cronica quando la si prova per lunghi periodi anche in assenza di situazioni o interazioni che la giustifichino: ad esempio, avere spesso paura anche se non c’è alcun pericolo oggettivo o essere tristi senza che le circostanze lo giustifichino.

 

Janet Leigh nel film “Psycho”, di Alfred Hitchcock (1960).

La paura cronicizzata prende il nome di ansia, mentre la tristezza cronica si manifesta come depressione e la collera cronica come aggressività. Molte persone vivono in condizioni di quasi costante ansia, aggressività o depressione, senza peraltro rendersene conto, almeno fino a quando il malessere accumulato non supera il livello di guardia e sfocia in una qualche patologia conclamata di tipo psicologico, relazionale o psicosomatico. Gli stati emotivi cronici possono derivare da uno dei seguenti tre fattori: 1) problematiche passate irrisolte (lutti, abusi sessuali, violenze o soprusi, carenze affettive). 2) Un disattento utilizzo dei media, comprendente troppi programmi a contenuto pauroso o aggressivo o triste. 3) Relazioni insoddisfacenti e/o conflittuali nel presente (ad es. nella coppia, in famiglia o sul lavoro). Quando le emozioni croniche dipendono dal primo fattore non si può fare molto da soli e occorre chiedere aiuto ad uno psicoterapeuta; sugli altri due fattori si può invece intervenire, entro certi limiti, anche da soli e per questo li illustrerò un po’ più a fondo nei due paragrafi seguenti.

Emozioni e relazioni interpersonali
Uno dei fattori che maggiormente incidono sul nostro stato emotivo e quindi sul nostro benessere o malessere psicofisico sono le relazioni con gli altri. Se chiediamo alla persone che cosa le fa sentire gioiose, la maggior parte ci risponderà: essere innamorati, sentirsi amati, avere una buona relazione col partner, con gli amici, con i figli, con i colleghi. Se chiediamo cosa le rende tristi o arrabbiate ci diranno: non sentirsi compresi, avere un cattivo rapporto coi colleghi di lavoro, col partner, con i genitori, litigare con qualcuno e via dicendo. Insomma, buone relazioni producono emozioni piacevoli (gioia, allegria, serenità), mentre relazioni conflittuali determinano stati emotivi spiacevoli (paura, collera, tristezza). Purtroppo le relazioni serene e reciprocamente gratificanti sono assai rare mentre ben più numerose sono quelle conflittuali, poiché nessuno – né in famiglia, né a scuola – ci ha mai insegnato ad impostare in modo sano e costruttivo i nostri rapporti con gli altri, a comunicare con chiarezza ma senza asprezza, a comprendere chi è diverso da noi, ad esprimere positivamente le nostre emozioni e sentimenti, a cooperare invece di combattere. Dato che tali abilità sono essenziali per avere buone relazioni e quindi una buona salute emozionale, occorre impararle da grandi, ad esempio leggendo qualche libro sull’argomento, oppure ancor meglio partecipando ad appositi corsi e seminari.

Gli effetti emozionali di TV, cinema e giornali
I libri e giornali che leggiamo e i film e i programmi televisivi e radiofonici che guardiamo o ascoltiamo incidono in modo rilevante sul nostro stato emotivo e siccome i media danno molta più rilevanza a situazioni imperniate su competizioni, pericoli, violenze, crimini, conflitti che non a situazioni serene, pacifiche, gioiose, collaborative, amorevoli, le emozioni che si producono in noi sono per lo più paura, collera, tristezza. Quand’anche – come in certi film – la vicenda si conclude con un lieto fine, i brevi momenti di gioia vissuti dallo spettatore al termine della storia non bilanciano quasi mai le assai più numerose e ripetute emozioni di ansia, tensione, paura, collera o dolore suscitate dalle scene precedenti.

 

Shailene Woodley e Ansel Elgort in “Colpa delle stelle”, una bellissima storia d’amore tra due ragazzi ammalati di cancro, che commuove il pubblico adolescente e non solo.

Una imponente ricerca scientifica svolta negli USA ha rilevato che oltre il 60% di tutti i programmi TV contengono almeno una scena di violenza e per i film e telefilm la percentuale sale addirittura al 90%; inoltre i tipici programmi a contenuto violento propongono almeno sei eventi di violenza per ogni ora di durata. I ricercatori hanno calcolato che mediamente ogni telespettatore assiste in un anno a circa diecimila eventi di violenza. Una scena commovente che vediamo alla TV ci fa provare una emozione reale e piangere lacrime vere; una omicidio visto in un film ci fa provare paura vera, anche se sappiamo che l’evento è finto. Queste emozioni producono modificazioni psicologiche, energetiche e corporee: chiusure psichiche difensive, secrezioni ormonali, alterazioni del flusso energetico, tensioni muscolari etc. Se poi tali emozioni si ripetono nel tempo, possono cronicizzarsi e produrre stati persistenti di tensione e chiusura che si riflettono sul nostro umore, sullo stato di salute psicofisica e sulla qualità dei nostri rapporti con gli altri. È pertanto consigliabile scegliere con grande attenzione i film e programmi da vedere e i libri e giornali da leggere, evitando quelli troppo violenti, paurosi o tristi e costruendosi una dieta mediatica “ben digeribile”. Il mio libro Come difendersi dai media contiene una gran quantità di informazioni, indicazioni ed esercizi che possono essere di aiuto per muoversi in tale direzione.

di Enrico Cheli -

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